Vecchi idoli e nuovi mentori

Pubblicato da teresa il

di Eva Allenbach [11 Maggio 2020]

Uno dei vecchi idoli che ho rispolverato dal cassetto nei miei pomeriggi di quarantena nella stanza soleggiata è Richard Maxwell. Richard Maxwell è un regista di teatro sperimentale di New York che avevo conosciuto a una festa sul lago, un’estate a Zurigo, nel lontano 2005. Ho scoperto solo in un secondo momento che era a Zurigo con il suo spettacolo in cartellone al festival Theaterspektakel. Lì per lì ero rimasta colpita dal suo sguardo e dal fatto che non avesse l’aria di essere un autoctono. Mi sono presa una sbandata. Ma era una relazione che mi sembrava impraticabile, impossibile. E infatti, dopo alcune settimane in tour per l’Europa, lui doveva ritornare in America.

Devo ammettere che col tempo, mentre piano piano il ricordo di lui svaniva, il suo “appeal” da “regista underground” ai miei occhi cresceva e tenevo vivo il suo ricordo immaginando quanto fossero fighi i suoi spettacoli, pur non avendoli mai visti. Qualche frammento in video lo avevo trovato qua e là in rete, qualche recensione su dei giornali statunitensi, ma niente di più. In quegli articoli c’era scritto che gli attori recitavano impassibili dei lunghi monologhi e che cantavano delle canzoni struggenti. Mi iscrissi alla sua newsletter per restare informata sugli sviluppi della sua carriera e quando uscì il suo libro “Theatre for beginners” (teatro per principianti) lo ordinai su internet. Sicuramente ero ancora suggestionata da quella vecchia infatuazione. Però questa energia ormai l’avevo “trasformata”, da “oggetto del desiderio” era diventato un papabile “mentore”. Perché – dovete sapere – è da un po’ di tempo che io sento l’esigenza di trovare nuovi mentori.

Cito tre passaggi dal libro che qui traduco. La prima è una definizione, ridotta all’osso, di cos’è il teatro: “C’è uno spazio. Persone che fanno cose e persone che guardano queste persone mentre le stanno facendo”. La seconda frase tratta l’argomento della scelta degli attori da parte del regista: “Io scelgo gli attori non in base a quello che sanno fare ma piuttosto in base a quello che sono”. E un’ultima sulla recitazione “Il tuo lavoro, in quanto attore, è di prestare attenzione (al testo, alle didascalie e ai tuoi partner in scena, preciso io per la comprensione) ed essere disponibile al nuovo”. Sono frasi così semplici che potrebbero risultare banali, ma secondo me sono delle chicche. Insomma, era diventato il mio nuovo mentore in fatto di teatro, nonostante io non conoscessi i suoi spettacoli.

Durante questa quarantena, avendo il coronavirus colpito per prima New York, in America, sono andata a controllare sul sito della sua compagnia, se ci fossero stati dei problemi. E lì scopro che Richard Maxwell ha messo in rete i video dei suoi spettacoli realizzati negli ultimi vent’anni. Come del resto hanno fatto anche tante compagnie italiane, recentemente. Ma la quantità di spettacoli teatrali visibili in rete al momento è talmente vasta, che solo a pensarci, mi viene un vago senso di vertigine. E allora torno a concentrarmi su Richard Maxwell, e vedere finalmente questi spettacoli, di cui finora avevo soltanto letto. E ovviamente – direte voi – ne rimango folgorata.

Vecchi idoli e nuovi mentori
Una scena di Good Samaritans con Kevin Hurley e Rosemary Allen

Qui alcuni titoli per orientarsi:

 In Showy Lady Slipper (del 1999) tre ragazze arrivano in una casa di vacanza e a un certo punto compare il fidanzato di una delle tre, viene affrontato il tema dell’amicizia, dell’amore, della morte e della rivalità tra ragazze. In Showcase (2016) un uomo nudo sul letto di una camera d’albergo riflette a voce alta e parla con la sua ombra, è un manager alle prese con una crisi esistenziale. In Good Samaritans (2017) un’assistente sociale in un ospizio per poveri accoglie un senzatetto, un incontro tra due persone molto diverse fra loro che si attirano e si respingono, la vecchiaia che incombe, l’amore. In Ads NYC (2010) ci sono un gruppo di persone che, una alla volta, salgono su di una pedana ed esprimono in pochi minuti quello in cui credono, dopodiché escono di scena silenziosamente. Purtroppo la qualità dell’immagine di questo video non è molto buona. Neutral Hero (2013) è un racconto corale che narra le vicende di un inquieto ragazzo di colore in una cittadina americana. Ci sono tanti attori in scena, molti dei quali suonano anche degli strumenti. In The Evening (2015) una giovane donna è contesa tra due uomini e lei vorrebbe partire per un viaggio. C’è una band sul palco e ci sono diversi colpi di scena.

Premetto che sono degli spettacoli con uno stile particolare:

  1. gli attori sono piuttosto fermi, ma poi – se avete la pazienza di non interrompere il video – sorprendono con pochi (ma buoni) movimenti essenziali. Il “fare meno” qui porta a una maggiore precisione dei gesti e, una volta abituati allo stile, se ne può apprezzare l’efficacia.
  2. gli attori parlano generalmente con un tono neutro, senza pathos. Però questo tono neutro mette molto in risalto il testo. Il testo è spiazzante, a volte tragico, a volte comico. A un certo punto i personaggi iniziano a cantare. Queste canzoni sono una sorta di monologo interiore, con tanto di accompagnamento musicale. Le canzoni sono molto belle.
  3. richiede una conoscenza minima dell’inglese, perché gli spettacoli non sono sottotitolati. Però le frasi messe in bocca agli attori sono tendenzialmente chiare, semplici, dirette.

Pagina con i video degli spettacoli https://vimeo.com/showcase/nycp-thetheateryears?page=1

Sito web della compagnia https://www.nycplayers.org/

Buona visione!

to be continued


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