Teresa. 4

Pubblicato da Alice Valente Visco il

Baranello, 25 aprile 2020

Caro diario, 

oggi è il 25 aprile, la festa della Liberazione, la liberazione dell’ Italia dal nazifascismo, grazie a tutti coloro che parteciparono alla Resistenza.

Sono seduta sulla panchina, sotto casa, ormai ho scelto questa posizione privilegiata perché mi pare che da questa angolazione posso essere a contatto con il mondo al di là di quelle colline che si stagliano davanti a me.

Riflettevo oggi sulla parola resistenza, resistere a cosa e perché?

Penso tra me e me che anch’io  nel mio piccolo, in questi giorni di quarantena, sto resistendo. Sto resistendo a non lasciarmi andare alla noia ed alla frustrazione di non poter avere una vita sociale normale. Se penso che ci è stata tolta la possibilità di poter uscire liberamente, di poter vedere gli amici, di poter abbracciare i nostri cari, mi pare veramente sconcertante e non mi ci voglio abituare né ora, né mai. Mi piace stare insieme alla gente anche se sono una persona di poche parole e mi manca anche il semplice fatto di potermi prendere un caffè al bar seduta al tavolino con i miei amici.

Non sono fatta per stare in casa, mi piace vivere fuori, zaino in spalla e via, in mezzo alla strada. Adesso, però, mi ritrovo costretta a stare a casa ed incomincio a pensare che forse anche questo ha un senso. Forse, quando ci si trova costretti a rimanere soli per lungo tempo con se stessi, si finisce con l’arrivare a delle verità che non avevamo mai pensato. E se questo mio continuo voler uscire, stare in mezzo alla gente non sia dovuto alla paura che ho di ritrovarmi sola con me stessa? La solitudine non mi piace, però, in questi giorni di isolamento, mi sto accorgendo che forse un po’ di tempo dedicato a me, allo scrivere un diario, a leggere un libro, a coltivare un orto, a suonare il piano, mi sta facendo bene, mi fa sentire più presente, qui ed ora. Insomma un “elogio alla lentezza” di cui tanto si parla, un ritorno a ritmi più “normali” dove si ha il tempo di riflettere sulla propria vita e sulle scelte che si sono fatte e che si dovranno fare. Un tempo per pensare,  banale a dirsi, difficile a farsi …

Penso che la mia resistenza non sia nulla in confronto a quella delle persone che sono state costrette a chiudere le loro attività, attività che davano loro la possibilità di fare una vita dignitosa e di sostenere le proprie famiglie. Penso al ragazzo che mi ha portato la spesa ieri pomeriggio, produce e vende formaggi, uova ed olio e mi ha detto che da quando hanno chiuso i ristoranti ha subito un crollo nelle vendite. I grandi supermercati preferiscono i grandi marchi e non pensano ai prodotti del territorio in cui si trovano. Questo ragazzo ha deciso di aggregare diversi agricoltori e produttori affinché i loro prodotti possano arrivare nelle case delle famiglie molisane e farsi conoscere ed io mi sono lasciata trasportare da questo entusiasmo, da questa voglia di riscattare la nostra terra. Ecco anche questo per me è resistenza, resistenza a che i piccoli borghi non scompaiano, resistenza a che l’agricoltura torni ad essere centrale nelle attività economiche, resistenza a che sia assegnato il giusto valore al lavoro. Sì, tutto questo è per me resistenza e speranza in un mondo migliore.

Intanto mi guardo intorno, dai semi che ho piantato nei vasetti stanno spuntando delle piccole foglioline verdi, mi paiono così fragili, anche loro stanno resistendo, stanno lottando per uscire e farsi baciare dal sole. E con questa visione il mio animo inquieto si rasserena e penso che chi semina prima o poi raccoglie.

Teresa

Teresa .4