Teresa. 3

Pubblicato da Alice Valente Visco il

Baranello, 12 Aprile 2020

Caro diario,

oggi è Pasqua, una Pasqua strana …

In tempi “normali”, mi sarei svegliata e avrei fatto gli auguri ai miei genitori e poi sarei salita all’appartamento sopra il nostro per salutare mio fratello, la compagna ed il mio nipotino e fare colazione insieme a loro. Invece, quest’anno siamo separati, ognuno nelle proprie case e distanti. 

Fortuna che ho i miei con me, dal momento che vivo con loro, e proprio oggi pensavo a tutti i miei amici sparsi per l’Italia e nel mondo che avrebbero celebrato la Pasqua da soli, mentre io, almeno, posso godere della presenza dei miei genitori. 

Verso ora di pranzo ho fatto un brindisi insieme alle mie amiche di sempre con una videochiamata su Whatsapp, ognuna era in luogo diverso: Baranello, Pescara, Parma e Liegi; quattro persone, in quattro luoghi, riunite in uno schermo di un cellulare. Che strana sensazione ho avuto, ma, nonostante tutto, le ho sentite vicine, come sempre, dai tempi dell’Università. 

Abbiamo brindato insieme, ognuna con i propri calici ed io ho finalmente aperto la bottiglia di vino maltese che avevo conservato in ricordo del mio breve periodo vissuto a Malta con la speranza di poter tornare presto a viaggiare insieme a loro. 

Ho deciso di passare il pomeriggio seduta sulla panchina sotto casa a leggere un libro. Per Natale, mi hanno regalato “Flush” di Virginia Woolf e così ho incominciato a leggerlo.

Man mano che leggevo ed i miei occhi incontravano le descrizioni delle strade di Londra, è stato come fare un tuffo nel passato, un passato non remoto. Quelle descrizioni mi hanno riportato con la mente alla mia Londra e subito mi sono rivista attraversare il Borough Market e costeggiare il Tamigi, oltrepassare il Globe per arrivare al museo della Tate Modern, il luogo che più di tutti ha segnato la mia vita a Londra.  Mi rivedo ancora una volta entrare nella Turbine Hall e varcare la soglia dei negozi dove ho lavorato. Vedo le casse dei negozi dove spuntano in miei colleghi pronti a servire i clienti. Vedo gli scaffali ricolmi di libri di arte, di fotografia, di libri illustrati per bambini che sfogliavo con avidità nei momenti di quiete. Ho sentito un tuffo al cuore e qualche piccola lacrima ha rigato il mio volto …

Pian piano la mia mente è tornata alla realtà, ho alzato la testa dal libro e mi sono guardata intorno: silenzio assoluto interrotto dal brusìo degli uccelli e di un trattore che in lontananza sta lavorando i campi. Di fronte c’è il mio cane Black, il mio fedele Black, lo guardo e penso che anche lui è invecchiato, mi guarda immobile sdraiato sull’asfalto con la bocca semiaperta e lo sguardo di un saggio; ogni tanto socchiude gli occhi come a voler apprezzare, fin in fondo al proprio corpo, tutta la brezza che ogni tanto si alza nell’aria. Mi guarda e quegli occhi sembrano capirmi più di chiunque altro. Senza parole, lui è lì, presente davanti a me e con la sua presenza sembra dirmi “Io ci sono”.

Continuo a leggere il libro e mi sento sempre più coinvolta perché anche la protagonista ha un cane, si chiama Flush e vivono insieme a Londra.  Il destino però porta la protagonista a lasciare Londra per l’Italia dove vivrà la sua vita insieme a suo marito, suo figlio ed il suo cane che può finalmente correre come gli pare per le strade e le campagne italiane.

Chiudo il libro e rifletto su questo romanzo e penso che, forse, potrei fare altrettanto.

Teresa

Teresa. 3