0.2 CARI LONTANI VICINI… Cerioni

Pubblicato da Alice Valente Visco il

Reportage di Alice Valente Visco

0.2 CARI LONTANI VICINI – Scala B. I piano

CERIONI

Mirella, sarta in pensione

Mario, fotografo e altro in pensione

Accade spesso. Appena esco dal portone del palazzo con mio figlio nel marsupio. Quatti quatti come due ladri per una passeggiata vitale che molti vedono con sospetto…ed ecco che vengo scoperta dal signor Mario Cerioni. Il suo “Ciaooooooo, dove la porti questa povera creatura!?” detto con gentilezza e un pizzico di furba malizia, mi arriva dall’alto come un riflettore che ci mette in evidenza là dove speravamo di non esser visti.

Sorpresi anche questa volta! Volge veloce la testa verso l’interno della casa che in controluce appare come una camera oscura e strilla: “Mirella! Vieni a vedere quanto è bello…!!!” Poi di nuovo a noi: “Ma perché non gli tagliate i capelli poverino, che poi lo scambiano tutti per una femmina”. Sorvolo e rispondo alla prima domanda lasciata in sospeso. Spiego che andiamo a fare una passeggiata “per proteggere la salute psicofisica di nostro figlio” come abbiamo scritto nel certificato che portiamo con noi. L’importante lo sappiamo è rispettare le misure di sicurezza.

E’ trascorso poco più di un mese dall’inizio del lock down e poco meno dal giorno in cui ho sentito il desiderio di realizzare questo progetto. In questo nuovo improvviso stato di cose però, malgrado il vuoto lasciato dall’assenza di lavoro, sento il tempo assottigliarsi all’infinito. Neanche le scansioni naturali dettate dalla quotidianità di mio figlio di un anno, bilanciano una sensazione che il tempo abbia per me perso le sue dimensioni e mi sfugga di mano alla prima occasione. Questa volta però non è dovuto a un sovrapporsi degli impegni bensì a uno stato esistenziale profondo che mi tiene occupata in una continua osservazione della realtà interiore e circostante differente, radicale, inedita. Nel frattempo, una voce complementare e contrapposta mi esorta invece a “fare” proprio in virtù di questa condizione particolare. Come tutto questo possa conciliarsi con la ripresa di un lavoro non ne ho idea, ma so che questo e altre cose devono ripartire da qui.

Stavolta decido di cogliere l’occasione. Racconto ai coniugi Cerioni che, oltre al mestiere di attrice teatrale, esercito anche quello di fotografa… qui il signor Mario s’illumina: “Ma tu lo sai che io…ho fatto il fotografo per più di dieci anni! Quando vieni ti devo far vedere una cosa”. Gli parlo del mio desiderio di realizzare un reportage con foto e interviste ad alcuni condomini e bla bla bla. Vorrei costituisse una testimonianza di quanto stiamo vivendo, e che fosse un’occasione per scambiare due parole e sentirci più vicini in un condominio dove a mala pena ci si saluta e ci si riconosce. Il signor Mario scherza: Devo vedere se abbiamo degli appuntamenti! Poi accettano felici l’invito e ci accordiamo per l’indomani alle 12:00, con la mia promessa di ascoltare il racconto di un navigato fotografo.

16 Aprile

Inizia il mio viaggio fra scale, piani e usci del palazzo in cui vivo da 18 anni. Nel mio bagaglio: una macchina fotografica, un taccuino, una penna, un metro estendibile. Prima faccio qualche scatto alle rampe delle scale che d’improvviso mi appaiono di una geometria fantastica e alla porta: il confine fra il dentro e il fuori, la linea tra una storia privata e la mia. Prendo il metro che ho deciso di portarmi sempre dietro per prendere coscienza della distanza di sicurezza da tenere. Suono.

Mi avvisano subito di essere rimasti con gli abiti comodi da casa, come fanno tutti i giorni. ”Del resto, abbiamo pensato, è un reportage…”. Ho l’impressione che abbiano riflettuto anche, come avevo richiesto, su dove posizionarsi all’interno della cornice della porta.

Per qualche attimo mi soffermo a pensare alle autorappresentazioni del nostro tempo, all’overdose di autocelebrazioni con cui da un lato ci esaltiamo e dall’altro ci annulliamo, così tanto in contrasto con la spontaneità genuina della coppia che ho difronte.

Entrambi in piedi: lei a sinistra si appoggia allo stipite della porta con aria risoluta, lui prima le poggia una grande mano sulla spalla, poi opta per la maniglia della porta. Con Mirella lo scambio di parole non è pieno a causa di una leggera sordità, ma lo sono i nostri sguardi. La mitezza che emana mista a solidità m’induce a immaginarla quale perno della famiglia nel buono e cattivo tempo.

Mi racconta di aver lavorato come sarta di vestiti da sposa per tanti anni. Normalmente sa come riempirsi le giornate. E’ piena di creatività e si circonda di oggetti cuciti a mano che poi ogni tanto regala in occasione dei compleanni: gatti, scatoline, vasetti con piccoli cactus colorati… tutto rigorosamente in stoffa.Continuo a sentirmi con le amiche del centro anziani, da anni, abbiamo preso l’abitudine di incontrarci una volta a settimana a casa di una di noi per lavorare e creare insieme. All’inizio di questo periodo però mi sono sentita persa, come paralizzata. Ho accumulato cose che dovevo cucire senza riuscire a fare niente. E’ perché ci ha messo davanti a una realtà più concreta. Anche se abbiamo la nostra età abbiamo paura. A livello pratico, la difficoltà maggiore è non poter fare la spesa. Ci aiutano un po’ i figli e un po’ dei vicini”.

Mario:Si perché i figli ci hanno vietato di uscire. Io in particolare ho tanti problemi fisici, diabete, cuore… e sono ad altissimo rischio. Non siamo mai usciti di casa. Io a differenza di mia moglie non ho niente di speciale da fare. La aiuto un po’ nei lavori di casa e nelle sue attività, ma per il resto ho visto tanti di quei film in tv che non ne posso più. Mi muovo poco perché sono pieno di dolori, ma anche prima a casa facevo fatica a stare. Ho sempre lavorato. Ho iniziato a dieci anni, con mio fratello andavamo a sistemare e poi smontare i banchi del mercato di San Cosimato nel quartiere di Trastevere. Per trentatré anni ho lavorato alla multinazionale 3M Company, una multinazionale statunitense. Quando ho conosciuto mia moglie che cuciva abiti da sposa, ho pensato di mettermi a fare il fotografo di matrimoni. Dopo un po’ di anni ho avuto l’occasione che mi ha assicurato delle buone entrate: fotografare per un Agenzia di Onoranze funebri i vari modelli di bare da stampare sul listino prezzi. Uno dei due figli ne ha aperta poi una propria.

Al livello personale, un fatto positivo di questo periodo è rendersi conto della tenuta del nostro rapporto dopo sessantatré anni di matrimonio più otto di fidanzamento.

Mirella:Per me è anche scoprire in modo più profondo il valore delle amicizie. Ho delle amiche che sento regolarmente, aiuta molto. Ci scambiamo ricette, ci diamo consigli, ci confrontiamo.

Ho sistemato la terrazza e piantato fragole, insalata e peperoncini.

Intanto, qualcosa non ha mai smesso di parlottare all’interno della casa. Chiedo che stessero facendo prima del mio arrivo.Litigando” scherza Mario. “Lo facciamo spesso, quasi sempre sull’argomento figli, i “tuoi” figli Mirella. Lei, sorridendo: “Ogni volta dicecosì, tanto che negli anni molti hanno pensato che li avessi avuti con qualcun altro. D’improvviso sento il desiderio di vederli uno di fronte all’altra. Accontentano il mio invito e mentre si guardano, uno riflesso nell’altro, non riescono a fare a meno di ridacchiare. Li sento dirsi sottovoce: mamma mia quanto siamo cambiati… Ad un certo punto, all’interno della figura immobile assunta dal signor Mario gli occhi si muovono con un guizzo verso il salotto, la corrente velata di imbarazzo che passa fra i loro sguardi disabituati a guardarsi è stata interrotta da qualche commento della voce proveniente da dentro. Un forte vociare e Mario gira svelto tutta la testa verso quella che presumibilmente è una televisione, e con un sorrisetto:stanno tramettendo una vecchia partita di calcio e so che non potrei mai competere davanti a cotanta attrattiva.  Una risatina comune e li libero dal mio reportage.Un paio di giorni dopo sulla terrazza in fondo su cui, qualche piano più in su, affaccia la ringhiera della mia cucina, vedo sbracciarsi una piccola e simpatica figura, è la signora Mirella che mi invita a tornare per prendere l’oggetto storico che Mario vuole regalarmi: il suo flash degli anni 60’, lampada issata su un’asta con annessa borsetta a tracolla per portare la batteria. Qualche tempo dopo, è invece lei a consegnarmi gli album dei matrimoni dei figli, tenuti insieme da un vecchio nastrino rosso: “Mi fa piacere se li guardi, ci sono tutti gli abiti che ho cucito, ma fallo su da te, a me, sfogliarli, fa male. Mi ricorda la sofferenza di amori sfortunati e dei legami di famiglia che si sono sfasciati. La nostra speranza è rivolta ai nipoti che stanno spesso con noi; in questo periodo cerchiamo di stargli vicino e ci sentiamo regolarmente tramite le videochiamate”.

[continua…]


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