Di pomeriggio

Pubblicato da Alice Valente Visco il

di Eva Allenbach

Sono ormai sei settimane che siamo in quarantena a casa e dopo che mi sono saltate due performance e un cortometraggio che avrei dovuto girare all’estero, come è successo a tanti colleghi di vedersi dissolvere il proprio lavoro da un giorno all’altro, me ne sono fatta una ragione e ho cercato altri canali in cui riporre le mie energie creative. All’inizio ero anche un po’ contenta, segretamente, di poter avere questo periodo di introspezione, come se fosse un tempo che avrei voluto prendermi da tanto tanto tempo – scusate il gioco di parole – ma che non avrei mai osato concedermi in periodi non eccezionali, impegnata com’ero nel mio auto-spronarmi ad essere attiva e “fare cose”.

Quindi ho deciso che il pomeriggio sarebbe stato il tempo in cui io mi sarei ritirata nella mia “stanzetta” soleggiata a fare un po’ di cose senza uno scopo preciso. E allora tra queste attività la prima a cui ho pensato è stata quella di riordinare i quaderni di appunti accumulati negli ultimi quindici anni. Volevo andare a fondo a questo dubbio amletico, scoprire finalmente se la strada che avevo intrapreso quindici anni fa, il “sogno nel cassetto” di moltissime persone –  la recitazione, il cinema, il teatro – fosse in realtà per me un vicolo cieco oppure no. Ho pensato che rileggendo i miei appunti avrei potuto avere delle prove, delle certezze nero su bianco, sul senso di questa mia “ossessione” oppure trovare dei segnali che non avevo colto e che mi avrebbero portato sulla retta via. Capire, in sostanza, quale sarebbe stata la direzione da prendere una volta finita la quarantena. Ho iniziato a mettere dei post-it tra le pagine dei quaderni, per creare un po’ di ordine, segnalando i vari “lavori”, i “progetti”, i “temi ricorrenti”, gli “esercizi” di recitazione, che poi mi sarei potuta rivendere in qualche training attoriale, nel caso che la strada della recitazione si fosse rivelata quella giusta. E a ordinare i suddetti quaderni in ordine cronologico, perché al momento, per motivi estetici, sono in ordine di altezza. Me ne sto facendo più o meno uno al giorno e non so se riesco a finire prima della fase due, spero di sì. Questa quarantena per me è un grande tuffo nel passato. Anche perché una delle regole che mi sono imposta per quando sono nella stanzetta, di pomeriggio, è il non rispondere a messaggi whatsapp e email, e di non interagire su facebook. È una regola che non riesco proprio a mantenere ma è una linea guida, un ideale da perseguire, perché non sono mai stata così tanto sui social network e su internet, a leggere articoli e a informarmi, come in questo periodo di quarantena, per cui questa è una semplice misura di prevenzione contro la mia ormai palese dipendenza da internet. Quindi almeno nel pomeriggio approfitto di staccarmi da questo turbine di stimoli per sentire un po’ di pace, di silenzio mediatico. Anche se questo è vero solo in parte, perché su internet ci vado lo stesso, però solo a vedere cose che mi interessano artisticamente, e cercando di evitare interazioni con altri utenti, per provare a perseguire la tanto agognata introspezione che mi sono autoimposta. Quindi ho evitato finora corsi online, dirette facebook, riunioni su zoom, di pomeriggio. Mettendomi questa censura, selezionando le informazioni da fuori inizio a sentire pian piano il frastuono che c’è dentro di me. E così vado riscoprire vecchi idoli. To be continued

Di pomeriggio