0.8 CARI LONTANI VICINI…Piccinno

Pubblicato da Alice Valente Visco il

Reportage di Alice Valente Visco

0.8 CARI LONTANI VICINI…Piccinno

Bruno, pensionato

Carmela, impiegata

Maria, pensionata (davanti)

29 Aprile

Qui abitano Carmela, Bruno e Maria, la mamma di Carmela.

Mi apre energico Bruno: “Di positivo c’è che le famiglie sono state insieme. Vivendo negli stessi spazi ristretti, i rapporti sono stati anche messi alla prova.

Noi ogni tanto bisticciamo ed è mia suocera che ci aiuta a far pace.

In questo periodo, ci siamo anche resi conto che quella della Cina non è una dittatura tanto più forte della nostra: il nostro è uno Stato democratico a chiacchiere perché in realtà siamo sopraffatti dall’informazione e l’informazione è manipolata”. Bruno è arrabbiato perché ritiene ci sia stato un grave ritardo nelle decisioni prese da parte delle autorità. “Una volta capito come si stava propagando il contagio, perché non hanno immediatamente imposto tutte le misure restrittive precauzionali? In Cina sono stati più furbi e in quaranta giorni hanno risolto. E doveva essere l’Organizzazione Mondiale della Sanità a prendere decisioni per tutti. Non è stato come essere in guerra, ma più insidioso. Sono un soggetto a rischio perché sono stato male con il cuore e non esco dai primi di Febbraio. Ammetto che il dottore mi ha consigliato delle passeggiatine, ma in effetti sono anche un po’ pigro. E tra cellulare e computer alla fine ti passa la giornata.

Interviene Carmela che prima era occupata con una telefonata di lavoro: “Io esco solo la domenica per buttare la spazzatura, se non ci fossero stati i social…” ma ecco che si apre pian piano la porta a fianco ed entra in scena: Italia,  ben composta sull’affezionata sedia dalla quale porta avanti le sue conversazioni di vicinato, e dalla quale ora lascia dondolare le gambe penzoloni come una bambina sull’altalena. Mi godo questa scenetta di commedia all’italiana. Esordisce con tono scherzoso: “Non è vero, qualsiasi cosa ha detto sono tutte bugie! Fatemi sentire, dai… che a me le domande complicate non le puoi fare. Sentite, ma lo sapete che Luigi porta le pizze a domicilio? So’ le più bone de Roma. Chiedono un’ordinazione minima di venti euro. Che dite se le ordiniamo insieme”?

Accogliamo favorevolmente la proposta e per qualche minuto parte dell’attenzione di tutti è sicuramente concentrata sulla scelta dei gusti e sulla “seratona” diversa che ci aspetta.

Quasi in trance, chiedo a Carmela: E’ cambiato qualcosa nel tuo rapporto col tempo?

“Non ho come altri la sensazione di averne di più. Sto lavorando da remoto ma le stesse ore di prima. Invece non riesco più a leggere. Avevo comprato un libro pochi giorni prima…ma non riesco più a scandire il tempo in maniera corretta, è che non riesco a essere veramente tranquilla per farlo. Prima dedicavo il sabato pomeriggio alla lettura. Sono riuscita a fare qualche cosa per la casa, questo si. Con mamma abbiamo finalmente tirato fuori l’argenteria, l’abbiamo pulita e sistemata”.

Controcanto di Italia: Ah si, e v’è venuta bene l’argenteria? Scusate io sono più anziana e quindi maleducata e mi permetto di interrompervi. Volevo chiedervi se avete un seghetto per tagliare questa tavoletta. La devo mettere sotto al forno che sta un po’ obliquo e allora il ciambellone mi viene sempre un lato più alto e uno più basso.

Non abbiamo capito bene, ma Bruno si prodiga subito per segarle direttamente lui la tavoletta, mentre io e Carmela continuiamo.

“Lavorare da casa in generale non mi piace dal punto di vista umano. Però ha anche i suoi aspetti positivi. Ci si disperde di meno e si riesce a fare di più. Poi non devi fare file in auto o attendere gli autobus. Questo periodo ha di positivo che ti porta ad apprezzare le piccole cose. Dal balcone sento gli uccellini; sono riuscita a sentire persino l’acqua della fontanella del mercato. Temo però che tutto torni come prima. Nell’italiano prevale sempre l’io e ci riandiamo a mettere in pericolo”.


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