0.4 CARI LONTANI VICINI… Bartoli

Pubblicato da Alice Valente Visco il

Reportage di Alice Valente Visco

0.4 CARI LONTANI VICINI…

Tina e Marino Bartoli, negozianti di prodotti informatici

Ho incontrato il signor Bartoli ieri mattina nell’androne del palazzo. L’idea di partecipare al reportage dilegua l’espressione pensosa che gli ho notato ultimamente pur nella frugalità degli incontri. Sottolinea scherzoso: “Però guarda che è festa e ci faremo trovare in pigiama!

25 Aprile

Studio della luce, foto ormai di rito all’uscio della porta, campanello.

Ci presentiamo. Marino e Tina, finalmente questa simpatica coppia ha dei nomi che non dimenticherò.

Forse per aver lodato da fuori il loro bel pavimento in cotto o piuttosto per un desiderio irrefrenabile di cogliere l’occasione di una visita ed esprimere la loro frustrata naturale ospitalità, insistono, malgrado le mie reticenze, per  farmi entrare. Quale mamma di un possibile piccolo untore, mi limito a pochi passi corti e accorti. Ci tengono a farmi notare come tutti gli ambienti ricordino volutamente una casa di campagna. “Abbiamo avuto la soddisfazione di potercela disegnare come volevamo”Deduco anche dal proseguo della conversazione che l’idea della campagna e del legame con la terra  occupa un posto importante nel loro immaginario.

Quello è il mio ufficio”dice Marino indicando un angolino pieno di carte vicino alla porta finestra che dà sul balconcino.“Devo fare telefonate ai fornitori e seminari webinar e lì il segnale prende meglio”.

Lui vive in questo palazzo dal ’71, Tina dal 75’. Hanno un negozio nel quartiere, dove lei lavora fissa.Meno male che non abbiamo dovuto chiudere, così almeno usciamo un po’. E poi abbiamo la possibilità di dare un grosso aiuto al resto della famiglia.

La cosa più difficile per noi è non poter vedere i nipoti”.

Lui:Pensando alle famiglie, di positivo c’è che questo momento di solitudine è una grande occasione per le coppie che si ritrovano a trascorrere tanto tempo insieme: certo questo può essere un bene o un male”.

Lei:“Ci sono delle situazioni difficili che, stando chiusi fra quattro mura, peggiorano, pensa ai casi di violenza domestica che sono in aumento…”.

In Italia sono cresciuti in modo esponenziale ed è terribile pensare a come ci si possa sentire nelle attuali circostanze, con maggiori difficoltà a farsi aiutare e senza una via di fuga.

Marino: “Purtroppo si… comunque resta un’occasione per cercare di cambiare o ricostruire i rapporti. Sulla pandemia, ci tengo a dire che si è visto come sia stata aggravata dai tagli alla sanità pubblica: sono state colpite maggiormente le zone in cui si è fatto più “welfare”.

Invece in Italia, tra musei e paesaggio, potremmo lavorare tutti senza bisogno di altro.

Noi che abbiamo superato i sessanta anni, siamo i figli di quell’Italia che s’è costruita. Ieri su facebook ho messo Tosca… La domenica non si andava fuori. I rapporti erano più familiari, potevi lasciare la porta aperta. Noi siamo un’Italia rurale e campagnola. Vedi questo palazzo: ci conoscevamo e salutavamo tutti, poi a un certo punto è diventata un’amicizia di scala, poi di pianerottolo. Prima c’era più solidarietà, però la situazione attuale la crea. Fare code per poi portare la spesa agli anziani: spero che resti un’abitudine. In questi giorni siamo preoccupati per un amico in serie difficoltà con il lavoro che fatica a pagare l’affitto. Vorrei si facesse qualcosa per i più poveri e per i lavoratori”.

Si è fatta l’ora di pranzo, ringrazio e ci salutiamo calorosamente con un: Buon 25 Aprile! e un: Arrivederci!


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